“Crai e poscrai” è un titolo che sintetizza e inaugura gli intenti del progetto che è dunque rivolto al futuro prossimo e lontano. Prende avvio dalla materia cinematografica – il film I basilischi – e ambisce a voler creare un percorso artistico culturale per favorire la conoscenza del patrimonio storico culturale della città creando un percorso visuale che utilizza la Street Art, quindi il murales, come leitmotiv di un racconto per immagini che attraversa il cuore del centro antico e dell’antico modo di guardare il mondo per giungere alla sede che si intende valorizzare, la biblioteca comunale, il luogo da cui riparte la cultura, il cambiamento, il futuro.

Il raggiungimento dell’obiettivo consisterà in un aumento di consapevolezza dei cittadini del bene di cui si dispone, in un incremento delle visite alla città grazie al volano della Street Art, una rinnovata comunità che si affaccia dal “Balcone delle Murge” con lo sguardo rivolto a domani e a dopodomani. Perché crai non sia più mai ma crai, “crai e poscrai”.

Perchè la rezza

La riflessione che ha attraversato l’elaborazione del progetto di Street Art si è concentrata sullo sguardo, sull’atto del vedere nonché sulla capacità di guardare “altrove”, vicino o lontano, servendosi di uno strumento che amplifichi la visione, gli occhiali iconici della regista o che, al contrario, la inibisca frapponendosi tra chi guarda e chi è guardato, ad esempio la tenda – la rezza - che consente di vedere senza essere visti.

Per queste ragioni, il murales ha come soggetto il volto della Wertmüller che ancora una volta torna col suo sguardo e con un sorriso compiaciuto ad affacciarsi su Minervino spostando la tenda per eliminare ogni ostacolo alla visione, ogni ostacolo verso il futuro e verso l’emancipazione.